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Emanuel Zoncato

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Critica Professore Giuliano Menato

Emanuel Zoncato è uno scultore che lavora la pietra con quel consumato mestiere che esige una logica e una necessità che sono della materia lapidea prima ancora di essere dell’artista in simbiosi con essa. Procedendo dalla conoscenza del mestiere fino al punto di entrare nella pietra e di identificarsi con essa, le infonde quell’ideale di bellezza che ha maturato dentro di sé. La nozione di verità del materiale lo spinge verso un formalismo che fissa l’immagine senza fossilizzarla in archetipi che la privino di una sottesa umanità. Il materiale lapideo aderisce al soggetto trattato in modo semplice e puro.

 Zoncato potrebbe sottoscrivere il pensiero di Adrian Stokes, un critico illustre, che ha affermato  che « una figura scolpita nella pietra è una scultura raffinata, quando si sente che attraverso la forma ha preso vita non la figura ma la pietra ». In realtà ogni figura da lui effigiata è pervasa di una sensibilità interiorizzata che va oltre le più suggestive invenzioni formali. Sembra studiata direttamente da un modello, invece è l’armonia interiore a suggerire le proporzioni e a caratterizzare la composizione.

Con un materiale duro come la pietra – la pietra di Vicenza è alquanto duttile – Zoncato esprime quanto di metamorfico si verifica nei profili umani, consapevole di potersi inserire in una tradizione che è classica e moderna insieme. Il confronto, che richiama la luminosa scultura degli artisti del Quattrocento italiano, ha il naturale approdo in artisti contemporanei come Novello Finotti, per i quali la bellezza dell’arte si scontra con il carattere effimero della condizione umana. Fedele alla modellazione di forme calibrate nel ritmo di pure superfici e volumi, Zoncato non è  avulso dai problemi e dalle istanze del nostro tempo, che sublima in un’assorta contemplazione.

L’immagine più ricorrente della sua produzione è il volto di una giovane donna, il cui sereno ripiegamento incanta e turba nello stesso tempo. Incanta perché esprime giovinezza e pace, turba perché racchiude in sé il mistero della vita. Nei modi di un’affettuosa dolcezza, essa parla il linguaggio di un’arcana bellezza.

La testa femminile, perfettamente delineata nel blocco di pietra da cui prende vita, sembra sprigionare dalla chioma fluente pensieri in libertà. Il volto intersecato da un piano levigato che si oppone alla parte lasciata grezza, crea soggezioni di natura psichica oltre che visiva. È un’operazione diversa dall’”arte del levare”, ove materia e forma spesso rivelano un dissidio interiore. Una chiusa armonia governa queste figure, che il sonno protegge da contaminazioni esterne.

Un valore simbolico ha il colore acceso sulle levigate superfici dei face color, squadernate in modo da poter cogliere da angolature diverse i profili dei volti coricati sulla pietra come su morbidi guanciali. Memore delle sculture che un tempo venivano dipinte, Zoncato si avvale della libertà concessa all’artista contemporaneo per caricare di significati altri le sue creazioni, adottando una logica che è la stessa che governa l’universo dei sogni. Ecco allora che la sua mano tecnica trasfigura ogni meccanica materialità in una sorta di spirituale evasione.

                                                                                                           Giuliano Menato

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